In un luogo arcaico come l’Illiria, corrispondente all’attuale Albania, naufragano due gemelli, un ragazzo ed una giovane: ciascuno convinto della morte dell’altro danno l’avvio alla vicenda che per il poeta è lo spunto per un’indagine sui temi dell’essere e dell’apparire, in una speculazione che si focalizza man mano sulle dinamiche di illusioni e disillusioni di cui la vita, intesa come teatro della realtà, è disseminata.

Il rondò sull’amore che si sviluppa attorno all’identità di genere, diversamente dalle riflessioni sul tema che ci giungono dalle altre opere dell’autore, ci conduce ad una progressiva, scarnificata ricerca della definizione ultima e sostanziale dell’eterno sentimento.
Che cos’è l’amore, che cos’è l’innamoramento, che cos’è essere innamorati dell’amore e che cosa ci porta ad amare?
Se si parte dall’ipotesi che l’amore non sia che il fiore di una pianta ben più robusta, quale la ricerca di una reciproca ‘funzionalità’, ecco che in La Dodicesima Notte molti conti tornano: non c’è personaggio che si sottragga a questo teorema.
Perché l’amore appare come un sentimento scaturito ora da un narcisistico esercizio di stile, ora dall’irrompere tumultuoso dell’impossibilità e del rifiuto, ora dallo spaesamento dell’identità, ma sempre si rivela, nella sostanza, una disperata ed ostinata ricerca della soluzione più appropriata per risolvere la propria esistenza.
La tesi attorno a cui ruota questo spettacolo, senza nulla togliere al divertimento, sta proprio nello sviluppo di questo teorema.
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Armando Pugliese