In una stanza incasinata, un po’ come la proprietaria, ci apre il suo racconto F, l’anonima protagonista del testo di Penelope Skinner. F, oggi, è una spogliarellista senza un soldo in tasca con problemi di dipendenza. Ma F, oltre a questo è stata e continua ad essere moltissime altre cose. Mentre F legge un racconto che ha scritto a dodici anni, in cui una giovane contadina viene salvata dall’amore del valoroso Duca Randalf Fior di Leone, ci si rende subito conto di qualcosa: F è “fottuta” da molto prima di quanto potesse immaginare, è “fottuta” dal principio. Fucked parla di quanto sia forte l’internalizzazione del pensiero che prima o poi qualcuno verrà a salvarci così da poter vivere finalmente felici e contenti. Ma se non fosse realmente questo il segreto per il lieto fine? E se tutte le favole raccontateci da bambini non avessero fatto che portarci ancor di più fuori strada? Come in un racconto, attraverso una serie di capitoli, F ci porta nel suo processo di analisi e presa di coscienza di sé stessa. Ogni capitolo ha un titolo, o meglio, una definizione. Definizioni che le sono state appiccicate addosso, che darebbe il senso comune o che si è auto attribuita e che vengono presentate nel testo così come apparirebbero sulle pagine di un vocabolario. “I am human and I need to be loved, just like everybody else does”, così canta Morrissey sulle note di How soon is now? e così si sente la caotica protagonista. F vive nell’inguaribile sofferenza di chi crede che qualcuno altro possa regalarle più felicità di quanto lei stessa possa fare. Per questo motivo F incappa in atteggiamenti autodistruttivi che la portano all’autoincriminarsi proprio quando non dovrebbe. Si apre così, tra gli altri temi, una delicata riflessione sul mastodontico ruolo del senso di colpa delle vittime in situazioni di abuso. Fucked ribadisce ancora una volta, perché ancora ce n’è bisogno, quanto sia difficile essere una ragazza e stare al mondo. F cade, ricade e per ogni volta che viene “fottuta” eccola che rimbalza in piedi inarrestabile, regalandoci la speranza di poter cambiare il vecchio e noioso finale della favola in cui il cavaliere salva la donzella in pericolo.

Martina Glenda